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La crescita economica è un fenomeno inerente soprattutto ai sistemi economici moderni, un contesto caratterizzato da un incremento nello sviluppo, un incremento che riguarda l’occupazione, il capitale, i consumi, la ricerca scientifica, le nuove applicazioni tecnologiche, la produzione di merci, l'erogazione di servizi.

Una carrellata storica Modifica

World GDP Capita 1-2003 A.D

Prodotto interno lordo pro capite nella storia (le zone vuote significano che non abbiamo dati)

La crescita economica è un punto di vista economico relativamente recente che si è venuto via via affermando in epoca moderna; con l'avvento degli stati-nazione e della classe borghese, infatti, si iniziò a pensare che l'economia potesse crescere, producendo via via sempre più surplus, da impiegare nelle attività più svariate. L'idea di una progressiva crescita del surplus si accompagna naturalmente al progressivo abbandono di un sistema sociale basato sulla terra.

Quando cioè gli stati e i sovrani iniziarono a non contare la propria forza e ricchezza a partire da quanta terra possedessero (e il numero di persone ad essa legata tramite l'agricoltura) l'idea che questa ricchezza potesse evolvere ha preso sempre più piede.

A tale proposito John Law teorizzò agli inizi del XVIII secolo probabilmente la prima possibile applicazione del concetto di moneta fiduciaria, basata però sulla quantità di terra posseduta dal sovrano e non sulla quantità d'oro presente nei forzieri di qualche banca; ancora nel 1700 infatti la grande ricchezza era la terra, la popolazione che la lavorava e che eventualmente poteva essere arruolata dai sovrani per poterne conquistare altra. Ma è sempre nel 1700 che via via si affaccia un'altra idea di economia ed entra nella storia il concetto di crescita economica. Si affaccia in quest'epoca il mercantilismo, una politica economica che prevalse in Europa dal XVI al XVIII secolo, basata sul concetto che la potenza di una nazione sia accresciuta dalla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni. Nelle società europee di quei secoli, dietro gli aspetti di uniformità del mercantilismo, furono attuate differenti politiche a seconda della specializzazione economica naturale (agricola, manifatturiera, commerciale) e all'idea di ricchezza (oro, popolazione, bilancia commerciale).

Il moderno concetto di crescita economica si definì meglio proprio a partire dalla critica di alcuni aspetti delle politiche mercantilistiche, a loro volta evoluzione dell'idea di ricchezza basata soltanto sulla terra.

In particolare i fisiocratici e i pensatori illuministi come David Hume e Adam Smith diedero un forte contributo alla ridefinizione di crescita economica, i primi indicarono alcuni passaggi essenziali dei processi di accumulazione, pur rimanendo fortemente ancorati all'economia della terra, i secondi diedero il via ad un'idea di economia basata sulla manifattura e le industrie. Sempre nello stesso periodo viene sottolineato un altro aspetto della crescita che è il commercio, in particolare possiamo riferirci al pensiero di David Ricardo per il quale ogni stato dovrebbe cercare di importare quei beni prodotti ottimamente all'estero concentrandosi in una produzione specifica nella quale risulta, per caratteriste orografiche, storiche, culturali, particolarmente dotato. L'abbandono di qualunque idea di autarchia che deriva dal pensiero di Ricardo conferisce al commercio un ruolo base nella riduzione dei costi e dunque in ultima analisi dell'ottimizzazione economica per porterebbe a migliorare progressivamente la ricchezza delle nazioni.

Avvicinandoci di più a tempi recenti possiamo ricordare in questa carrellata sul concetto di crescita economica il modello di Solow e Swan, che mira ad indicare quali siano le relazioni tra lavoro, capitale, livelli di investimenti e output economico. In questo modello viene dato un ruolo centrale alle scoperte tecnologiche utili per diminuire i costi di produzione, uniche vere leve del progresso economico, ancor più dell'accumulazione di capitale.

Possiamo sottolineare una tendenza di lungo periodo secondo la quale la terra viene via via abbandonata come sorgente unica di ricchezza dal momento in cui essa riesce a fornire beni di prima necessità con relativa abbondanza.

Prima della rivoluzione industriale infatti la crescita della ricchezza pro capite era essenzialmente piatta, possiamo infatti definire questo periodo come malthusiano, in quanto le relazioni essenziali tra ricchezza e popolazione potevano essere descritte dalla teoria di Thomas Malthus secondo la quale ogni crescita in economia si tradurrebbe in una crescita della popolazione tale che, dal punto di vista individuale, la crescita stessa verrebbe sterilizzata.

Il grande cambiamento si ebbe a seguito della rivoluzione industriale, con la quale innovazioni mediche, la crescita delle aspettative di vita, la diminuzione della mortalità infantile e la possibilità per molti di affrancarsi dalla vita agricola produssero uno sconvolgimento delle relazioni tra economia e popolazione.

Il processo di industrializzazione tende infatti a rompere i legami tradizionali tra terra e popolazione, tra ricchezza e struttura della popolazione e crescita economica.

La ricchezza diventa dunque la possibilità di possedere beni, di usare servizi per fasce via via sempre più ampie della popolazione.

Misurazione Modifica

La crescita solitamente viene misurata in termini di PIL (prodotto interno lordo) e vuole indicare la crescita dell'economia di un paese, misurata secondo il fatturato nazionale generale e secondo la vigente bilancia dei pagamenti tra paesi diversi, convenzionalmente disposti secondo una scala gerarchica di competizione tra un primato ed altre posizioni. La crescita del PIL equivale al tasso di crescita di produzione interna più la produzione ottenuta utilizzando i capitali stranieri. Non si calcola la produzione nazionale in paesi esteri.

Questo termine è stato sempre attribuito al contesto geografico dello stato-nazione ma impiegato negli ultimi anni anche in contesti geografici più grandi (crescita dell'economia mondiale) e anche più piccoli (crescita dell'economia di una regione). Sovente è stato spesso fatto riferimento a questo termine come ad un sinonimo di sviluppo, ma nell'attuale dibattito, ancora in corso, la crescita economica viene vista soltanto come un singolo aspetto dello sviluppo di un territorio.

Critiche Modifica

Secondo i teorici dello sviluppo sostenibile e il movimento per la decrescita, la crescita economica viene anche definita come un'aberrazione dell'ideologia capitalista che vede nella corsa all'accumulazione capitalista e alla produzione una finalità che trascura i limiti dello sviluppo, dettati dalla povertà, dalla diffusione delle malattie e dal depauperamento continuo delle risorse del pianeta che prima o poi arriverebbero ad intaccare il normale funzionamento dell'economia capitalistica, con un conseguente stallo generale del sistema.

Bibliografia Modifica

  • La trattazione matematica si basa sul seguente libro: Roger Farmer, Macroeconomia, McGraw-Hill, da pag 286 a pag 325

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