FANDOM


GDP Real Growth.svg

Modifiche del Prodotto interno lordo nel 2009

La crisi economica del 2008-2011, originata negli Stati Uniti, ha avuto luogo dai primi mesi del 2008 in tutto il mondo. Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime, una crisi alimentare mondiale, un'elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo, così come una crisi creditizia ed una conseguente crisi di fiducia dei mercati borsistici.

Agli inizi del fenomeno molti autori ritenevano che non si trattasse di una vera crisi, poiché il termine crisi è carente di una precisa definizione tecnica, ma è vincolato ad una profonda recessione; questa, a sua volta, è definita come quel periodo temporale durante il quale per almeno due trimestri consecutivi si ha un arretramento economico, cioè una riduzione del PIL.[1]. Tuttavia, le pesanti recessioni e i vertiginosi crolli del PIL verificatasi in quasi tutte le economie avanzate del mondo tra il 2009 e il 2010 hanno smentito queste ottimistiche previsioni.

Prezzi elevati delle materie prime Modifica

La decadenza economica degli anni 2000 si è cominciata a manifestare nell'incremento dei prezzi delle materie prime che ha seguito una riduzione del costo delle stesse nel precedente periodo 1980-2000; tuttavia solo dal 2008 l'incremento dei prezzi di queste materie prime, in particolare il rialzo del prezzo del petrolio e di alcuni cereali, si è fatto sentire a tal punto da cominciare a creare veri danni economici, minacciando con la fame nel terzo mondo, la stagflazione ed una riduzione del fenomeno della globalizzazione, il tutto accompagnato da un'ondata generalizzata di ribassi nelle borse di tutti i continenti.[2] L'aumento dei prezzi delle materie prime si traduce poi nell'aumento dei costi finale di produzione dei beni di consumo.

Nel gennaio 2008, il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta nella sua storia,[3] continuando a salire nei mesi successivi, fino ad arrivare ai 147 dollari a barile, per poi scendere a settembre. Anche altre materie essenziali nella catena della produzione, come l'acido solforico e la soda caustica, hanno visto un forte incremento del loro prezzo fino al 60%.

La crisi dell'aumento del costo del petrolio e di alcune altre sostanze alimentari sono state oggetto di dibattito nel 34º vertice del G8.

Crisi negli Stati Uniti Modifica

US-FederalReserveSystem-Seal

La Federal Reserve a settembre ha nazionalizzato la società di assicurazioni AIG, acquistando l'80% degli attivi e iniettando un prestito di 85 miliardi di dollari.[4]

Gli Stati Uniti, l'economia più grande del mondo, sono entrati in una grave crisi creditizia e ipotecaria che si è sviluppata a seguito della forte bolla speculativa immobiliare (la nota vicenda dei mutui subprime a tasso variabile) e del valore del dollaro molto basso rispetto all'euro e ad altre valute.

Dopo diversi mesi di debolezza e perdita di impieghi, il fenomeno è collassato tra il 2007 e il 2008 causando il fallimento di banche ed entità finanziarie e determinando una forte riduzione dei valori borsistici e della capacità di consumo e risparmio della popolazione.[5][6][7][8][9]

A settembre 2008, i problemi si sono aggravati con la bancarotta di diverse società legate al credito ed alla finanza immobiliare, come la banca di investimenti Lehman Brothers, le società di mutui Fannie Mae e Freddie Mac o la società di assicurazioni AIG.

Il governo nordamericano è intervenuto iniettando liquidità per centinaia di miliardi di dollari con l'obiettivo di salvare alcune di queste società. Nel frattempo gli indici borsistici delle borse americane, specchio della salute dell'economia USA, sono letteralmente colati a picco con perdite che dall'inizio dell'anno hanno superato il 40% del valore.

La crisi in Europa Modifica

A causa delle banche[10], il fenomeno si è espanso velocemente in diversi paesi europei, e le borse del vecchio continente hanno accumulato molteplici perdite nel corso dell'anno. Alcuni paesi hanno sofferto gravi effetti: la Danimarca è entrata in recessione (sei mesi consecutivi di crescita economica negativa) nel primo trimestre del 2008. Nel secondo trimestre del 2008, l'insieme delle economie dell'eurozona si è contratto dello 0,2%,[11] Ancor peggio l'Islanda, la cui fragile economia è stata messa in crisi dal fallimento quasi contemporaneo delle tre maggiori banche del paese e da una massiccia svalutazione della corona islandese.

Le banche e, soprattutto, le istituzioni finanziarie che hanno investito sui mutui subprime, sono le società che maggiormente risentono della crisi. Nel Regno Unito, nei Paesi Bassi ed in Svizzera si è provveduto ad una parziale nazionalizzazione degli istituti in crisi, mentre la banca franco-belga Fortis, è stata salvata dal fallimento grazie all'intervento massiccio dei governi francese, belga e lussemburghese.

Il 7 ottobre 2008, il vertice Ecofin, organismo del Consiglio europeo composto dai Ministri dell'Economia e della Finanza degli stati membri, per evitare che possa diffondersi una spirale di sfiducia tra i risparmiatori, cioè che i finanziatori dei depositi bancari rinuncino a nuovi depositi o addirittura ritirino i vecchi, ha stabilito, che per un periodo iniziale di almeno un anno, vi sia una protezione garantita di ciascun deposito bancario personale di almeno 50.000 euro. In Italia tale garanzia è stata però elevata a 140.000 euro.

Il caso greco Modifica

Con la locuzione crisi economica della Grecia si fa riferimento alle vicende che colpiscono l'economia del paese ellenico a partire dal 2008, all'interno della più grande crisi globale partita negli Stati Uniti. In Grecia, più che in altri paesi, si palesa una fragilità che prende forma con forte disoccupazione e corruzione.

Il caso irlandese Modifica

I Paesi Baltici Modifica

I Paesi Baltici, teatro di una crescita dell'economia a ritmi cinesi per quasi tutti gli anni Duemila, sono stati tra i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi economica del 2008. Le principali ragioni di questa crisi vanno individuate in un sistema bancario legato ai colossi finanziari scandinavi (anch'essi colpiti di riflesso dalla crisi dei subprime), ma soprattutto nella facilità con cui queste banche rilasciavano mutui e prestiti.

Nel 2009 la Lettonia, il Paese maggiormente colpito dalla crisi, vede il suo PIL crollare del 18%.

Voci correlate Modifica

Collegamenti esterniModifica

http://en.wikipedia.org/wiki/Late-2000s_recession

Note Modifica

  1. Francisco Mochón. Economía. Teoría y Política. McGraw Hill, Madrid, 2005. ISBN 978-84-481-9850-3
  2. http://research.cibcwm.com/economic_public/download/smay08.pdf
  3. Template:Cite web
  4. http://www.federalreserve.gov/newsevents/press/other/20080916a.htm Comunicado de prensa de la Reserva Federal] (in inglese).
  5. Template:Cite web
  6. Aversa, Jeannine, "Employers Slash 63,000 Jobs in February, Most in 5 Years, Feeding Recession Fears,", Associated Press, March 7, 2008. Accessed July 11, 2008.
  7. Template:Cite web
  8. Template:Cite web
  9. Template:Cite web
  10. Fratianni, M. and Marchionne, F. 2009. The Role of Banks in the Subprime Financial Crisis available on SSRN: http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1383473
  11. Template:Cite web

Collegamenti esterni Modifica